venerdì 12 agosto 2016

Niente di buono dal decreto banche

Non potevamo aspettarci buone notizie dal recente D.L. 59/2016 (convertito con la legge n. 119/2016) con il quale sono state introdotte alcune novità che dovrebbero rendere più facile l'attività delle banche nei rapporti con i consumatori.

Vediamo alcune delle novità più rilevanti del provvedimento licenziato dal parlamento.

(1) Etruria e sorelle: rimborso per gli acquirenti di obbligazioni entro il 12 giugno 2014

Il D.L. n. 59/2016 ha voluto mettere chiarezza in merito alla vicenda Etruria, intervenendo in favore degli obbligazionisti titolari di titoli emessi dalle banche colpite dal bail in (vedi).

La norma stabilisce che coloro che hanno acquistato obbligazioni subordinate prima del 12 giugno 2014 possono ottenere il rimborso dell'80% del valore nominale dei titoli acquistati se rispettano questi due requisiti:

- il reddito è inferiore ad euro 35.000,00;
- il patrimonio immobiliare non supera 100.000,00.

(2) Etruria e sorelle: rimborso per gli acquirenti di obbligazioni dopo il 12 giugno 2014

Gli acquirenti di obbligazioni dopo il 12 giugno 2014 dovranno, invece, avviare il procedimento arbitrale per ottenere l'eventuale rimborso integrale o parziale dell'importo investito in obbligazioni emesse dalle banche insolventi.

L'arbitrato dovrebbe essere organizzato dall'ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione), al quale potranno rivolgersi tutti gli obbligazionisti che si riterranno danneggiati dall'acquisto.

Gli investitori, però, dovranno offrire valida prova della violazione dei doveri di diligenza, trasparenza e correttezza da parte dell'intermediario nella fase di negoziazione del titolo secondo le regole stabilite in materia di intermediazione finanziaria.

(3) Patto Marciano - incredibile vantaggio per le banche?

Altra discussa novità introdotta con il D.L. n. 59/2016 (convertito con la L. 119/2016) riguarda il c.d. Patto Marciano, ossia la norma con la quale nel caso di inadempimento del debitore (impresa), il creditore (la banca) può procedere immediatamente all'esproprio del bene (l'immobile), salvo restituire alla controparte la differenza tra il valore del bene e il debito residuo.

La norma ha introdotto questo patto in favore della banca, la quale quando sottopone al mutuatario il contratto di mutuo per l'acquisto di un immobile, può prevedere una speciale  garanzia sull'immobile, sicché se il mutuatario non paga nove rate l'istituto di credito può entrare immediatamente nella proprietà del bene a garanzia.

Ora, la novità non è da poco, in quanto vengono create due strade per i creditori: quella normale di tutti i creditori che per ottenere soddisfazione del proprio credito dovranno seguire la via ordinaria; quella  della banca più rapida e snella che consentirà all'istituto di credito di agire direttamente verso l'immobile senza dover seguire la normale via, salvo versare al mutuatario la  differenza tra il valore del bene e il debito residuo.

Nel caso di inadempimento del debitore, l'istituto di credito può rivolgersi al tribunale del luogo ove si trova l'immobile, chiedere la nomina di un perito per la stima del bene oggetto di patto e procedere con l'acquisizione del bene, con pagamento del credito residuo al debitore.

(4) Pegno non possessorio - nuova forma di garanzia

Altra dubbia riforma riguarda il pegno non possessorio, una nuova forma di garanzia che dovrebbe consentire agli imprenditori di poter ottenere più facilmente il credito, ove il creditore ottiene una garanzia sul pagamento, ma i beni rimangono di proprietà del debitore richiedente.

La novità legislativa prevede che questa tipologia di debiti, che possono essere assunti dall'imprenditore per finanziare la propria attività produttiva, devono essere iscritti in un apposito registro, fornendo forme di pubblicità.

Nel caso di inadempimento dell'imprenditore, il creditore può procedere alla vendita o locazione del bene, comunicandogli la propria intenzione. La bontà di questa norma dovrà essere verificata sul campo, ossia alla prova del mercato.

giovedì 4 agosto 2016

Credito al consumo e clausola abusiva - Corte di Giustizia in favore dei consumatori

La Corte di Giustizia, con la recente sentenza che trovate di seguito, ha risolto il contrasto in merito al giudice competente a decidere nel procedimento dell'esecuzione l'eventuale clausola contrattuale abusiva,  dichiarandone la nullità.

La Corte di Giustizia ha chiarito che nel procedimento di esecuzione forzata, il giudice può rilevare d'ufficio la clausola abusiva e dichiararne la nullità, applicando in modo immediato la Direttiva comunitaria "Tale tutela effettiva dei diritti derivanti da tale direttiva, infatti, può essere garantita solo a condizione che il sistema processuale nazionale consenta, nell’ambito del procedimento d’ingiunzione di pagamento o di quello di esecuzione dell’ingiunzione di pagamento, un controllo d’ufficio della potenziale natura abusiva delle clausole inserite nel contratto di cui trattasi".

Qui la sentenza.

martedì 2 agosto 2016

Mutuo convertibile Barclays? valido, ma non chiara la clausola di estinzione

Il Tribunale di Milano, chiamato a decidere la class action proposta da Altroconsumo per i mutui  svizzeri venduti da Barclyas, ha valutato la validità delle condizioni contrattuali predisposte dall'intermediario bancario, considerando pienemente legittimo il tasso di cambio franco/euro predisposto dalla banca.
Ricordiamo che Barclays è stata protagonista della vendita di mutui in euro indicizzati al franco svizzero (chl) e che, con l'abbandono da parte della Sivzera della soglia minima d cambio di 1,20 franchi per 1,00 euro, ha comportato un improvviso aggravio dei costi del finanziamento, in particolare dell'estinzione anticipata dal mutuo.

- Ma quali sono le peculiarità ed i rischi di questi mutui emessi da Barclays?

Come evidenziato nell'ordinanza del Tribunale di Milano, ma anche nella recente interpellanza parlamentare (vedi), la banca ha sollecitato la propria clientela all'acquisto di un particolare tipo di mutuo, a condizioni più favorevoli perché caratterizzato dal cambio franco svizzero/euro, più favorevole per i cittadini europei.

I  contratti di mutuo Barclays prevedono una clausola ove, nel caso di richiesta di estinzione anticipata del mutuo, l'importo residuo che deve essere versato dal cliente alla banca deve essere prima convertito in franchi svizzeri, al tasso convenzionale; successivamente, tale importo deve essere convertito in euro al cambio rilevato il giorno successivo. 

Tale conversione, nel caso di estinzione, avrebbe consentito al cliente di poter usufruire appieno del cambio favorevole tra franco svizzero ed euro.

Il problema si è posto nel momento in cui  tale cambio è "saltato", ossia la Svizzera ha abbandonato il sistema di cambio con l'euro, lasciando fluttuare la propria moneta.

L'effetto di tale scelta monetaria è quello di aggravare le rate versate periodicamente dal mutuatario e, nel caso in cui egli voglia estinguere il proprio mutuo, l'importo convertito è decisamente più elevato di quello prospettato al momento della conclusione del contratto.

In altri termini, il consumatore che sottoscrive questo tipo di contratto tra un certo vantaggio immediato e determinato derivante dal cambio favorevole, ma viene sottoposto ad un rischio futuro ed indeterminabile derivante dalla conversione tra franco svizzero ed euro.

- Questo contratto è nullo? no, ma la clausola di estinzione non è chiara (Tribunale di Milano)

Il Tribunale di Milano ha considerato pienamente valido questo tipo di contratto, non ravvisando alcun particolare difetto di questi mutui indicizzati.

Il giudice milanese, però, ha contestato la genericità ed oscurità terminologica della clausola di estinzione, nel senso che la spiegazione fornita al mutuatario che intenda esercitare il suo diritto di estinzione anticipata del mutuo è poco chiaro e trasparente.

Tale norma contrattuale, quindi, si pone in contrasto con l'art. 35 del Codice del Consumo, la quale prevede che "Nel caso di contratti di tutte le clausole o talune clausole siano proposte al consumatore per iscritto, tali clausole devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile".

Il Tribunale di Milano afferma, ed è questo l'aspetto più rilevante a nostro parere, che la chiarezza della clausola può comportare la nullità parziale del contratto, o comunque consentire al cliente di poter arrivare all'estinzione del contratto in modo più favorevole.

Qui la sentenza.

venerdì 22 luglio 2016

Tassi bassi: basta rischiare un po', per guadagnare di più. Ma è vero?

Fonte: Fatto Quotidiano 18/4/2016
I risparmiatori sono comprensibilmente spiazzati dai tassi vicini allo zero di titoli di Stato, buoni fruttiferi, libretti postali ecc. Ma c'è chi millanta di avere la soluzione: "Per ottenere di più, bisogna rischiare un po'" o peggio ancora, in maniera più diretta: "Basta rischiare di più e si hanno rendimenti più alti". Questo è il messaggio ricorrente, quasi martellante, in articoli e in interviste radiofoniche e televisive di pretesi esperti.

È tutto molto semplice, a sentire costoro e quanto ripetono impiegati di banca, promotori finanziari e sedicenti consulenti. Basta dare l'addio senza rimpianti alle soluzioni dai rendimenti sicuri, ma ormai irrisori. È sufficiente passare ai fondi azionari, ai certificati, ai titoli in valuta estera ecc. e mediamente (e comunque a lungo termine) si avranno risultati soddisfacenti.

domenica 10 luglio 2016

Manca l'Indicatore sintetico di costo? nullo il finanziamento di Unicredit

La sentenza che trovate di seguito ha ad oggetto la invalidità del contratto di finanziamento per omessa comunicazione al soggetto finanziato dell'indice sintetico di costo (ISC).

Il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 7779/2015 pronunciata lo scorso 25 maggio 2015, ha dichiarato la nullità del finanziamento concesso da Unicredit ad una società campana per violazione dell'art. 117, comm 8 del Testo Unico Bancario.

Nel caso di specie, Unicredit aveva convenuto in giudizio una società partenopea chiedendo un decreto ingiuntivo di pagamento di quasi 200.000,00 euro, quale residuo di un finanziamento concesso al cliente nel 2007.

Quest'ultima si oppone alla richiesta di Unicredit, contestando la validità del contratto per carenza, tra le altre, del indice sintetico del costo del finanziamento, ossia la percentuale che identifica il reale onere del prestito.

Ricordiamo che l'Isc (anche conosciuto come Taeg) è una percentuale che include tutte le spese, commissioni, interessi ed altri oneri che accompagnano il  finanziamento concesso dall'intermediario al  cliente.

L'art. 117, comma 8 del TUB (nella versione applicata dal giudice napoletano) prevede un preciso obbligo di indicazione del dato percentuale, la cui violazione implica la nullità  del contratto (con ricalcolo della posizione bancaria applicando il tasso di interesse TUB).

E' evidente che la norma in parola introduce un requisito di forma - contenuto ad substantiam, il cui fine è quello di rendere edotto il cliente in merito alla reale onerosità del finanziamento concesso dalla banca.

Quest'ultima, come osservato dal Tribunale di Napoli, non può omettere tale adempimento, né tantomeno può indicare in modo generico e poco chiaro l'indice percentuale.

Unicredit avrebbe dovuto considerare tutti i costi ed oneri del finanziamento, onde consentire al consumatore di valutare il peso finanziario del prestito.

Qui la sentenza n. 7779/2015.

venerdì 24 giugno 2016

Il Presidente di Consob si deve dimettere?

La trasmissione "Report" di domenica 5 giugno ha scosso il mondo della finanza, ed in particolare le alte sfere dell'autorità di controllo del mercato borsistico, la Consob, insinuando possibili condotte poco trasparenti del Presidente Vegas.

E proprio alla luce della denuncia di "Report" che abbiamo posto il quesito che trovate nel titolo, ossia è ancora credibile il Presidente di Consob, autorità di controllo dei mercati, e può ancora rappresentare il soggetto che ha l'obbligo di controllare il mercato mobiliare, in qualità di garante degli investitori?

Nel blog trovate, per le prossime settimane, il nostro box con la possibilità di esprimere la vostra opinione: Vegas si deve dimettere?

- L'affondo di "Report"

 La trasmissione della RAI ha, la scorsa domenica, affrontato il tema della vendita delle obbligazioni subordinate, titoli illiquidi, poco trasparenti che sono stati venduti agli investitori retail negli ultimi anni.

Le obbligazioni bancarie di cui stiamo parlando sono quelle delle famose banche (Banca Etruria, Cari Ferrara, Banca Marche, Cari Chieti), ma anche Popolare Vicenza e Banca del Veneto. Si tratta, in altri termini, degli istituti di credito che hanno venduto titoli altamente rischiosi senza avvisare in modo appropriato i piccoli investitori che le obbligazioni bancarie proposte erano strettamente collegate alla vita delle azioni. 

Con la caduta dei titoli azionari, stessa sorte è toccata alle obbligazioni subordinate, rimaste insolvibili per i risparmiatori che hanno visto andare in fumo i propri risparmi.

Uno degli aspetti più dibattuti in relazione alla vendita di questi prodotti finanziari poco trasparenti è collegato alle informazioni fornite agli investitori, ed in particolare la carenza di "scenari probabilistici", con i quali l'intermediario bancario avrebbe dovuto informare il potenziale acquirente dell'alta percentuale di perdita dell'intero capitale.

E Report ha rilevato, proponendo un documento inedito, che già da alcuni anni la Consob aveva, attraverso i vertici, escluso l'obbligo degli intermediari di fornire ai consumatori i diversi scenari probabilistici nel caso di vendita di titoli illiquidi.

Il documento, che potete vedere qui di seguito, dispone il divieto da parte delle banche di dover fornire agli investitori tutti i documenti contenti scenari di probabilità "le banche saranno invitate a non inserire le informazioni sugli scenari di probabilità nel prospetto e ne richiederanno l'eliminazione nel caso in cui il prospetto le dovesse riportare per autonoma iniziativa del proponente conformemente alle indicazioni fornite per le vie brevi dalla S.V. ...".

E quindi, non solo l'organo di controllo sconsigliava di inserire questi dati informativi nel prospetto informativo, ma addirittura ordinava alle banche di toglierli laddove il proponente corretto le avesse inserite nel documento informativo.

Qui la Comunicazione Consob.




La Gabanelli ha concluso  il proprio intervento chiedendo al Presidente di Consob Vegas di fornire una spiegazione in merito al documento, oppure dimettersi.

- La risposta di Vegas
"La Consob non ha mai abrogato l'obbligo di inserire gli scenari probabilistici di rendimento nei prospetti informativi delle obbligazioni bancarie per il semplice fatto che non è mai stato introdotto, né a livello nazionale né a livello europeo, alcun obbligo di includere nei prospetti questa informativa". Con questa nota di Consob, il Presidente Vegas ha rintuzzato l'attacco proveniente da Report, evidenziando che tale norma non sarebbe mai stata applicata in ambito europeo.

Vegas, inoltre, ha sostenuto di aver sempre agito nell'interesse del mercato e dei consumatori, favorendo l'intervento di Consob tempestivamente ogni volta che se ne è reso necessario.

Voi cosa ne pensate? se volete potete rispondere attraverso Consumatore Informato e prendere posizione: Vegas deve dimettersi?

mercoledì 1 giugno 2016

Tassi bassi: basta rischiare un po', per guadagnare di più. Ma è vero?

I risparmiatori sono comprensibilmente spiazzati dai tassi vicini allo zero di titoli di Stato, buoni fruttiferi, libretti postali ecc. Ma c'è chi millanta di avere la soluzione: "Per ottenere di più, bisogna rischiare un po'" o peggio ancora, in maniera più diretta: "Basta rischiare di più e si hanno rendimenti più alti". Questo è il messaggio ricorrente, quasi martellante, in articoli e in interviste radiofoniche e televisive di pretesi esperti.

È tutto molto semplice, a sentire costoro e quanto ripetono impiegati di banca, promotori finanziari e sedicenti consulenti. Basta dare l'addio senza rimpianti alle soluzioni dai rendimenti sicuri, ma ormai irrisori. È sufficiente passare ai fondi azionari, ai certificati, ai titoli in valuta estera ecc. e mediamente (e comunque a lungo termine) si avranno risultati soddisfacenti.

In realtà dietro a tutto ciò c'è un imbroglio e un disegno occulto. L'imbroglio è l'uso costante di frasi capziose quali: "Con le azioni si può ottenere il 5% l'anno" oppure "Coi fondi flessibili si arriva sopra il 3%", senza aggiungere "Ma uno ci può rimettere anche il 3%, il 5% o magari il 20% in pochi mesi". Così facendo si distoglie l'attenzione dall'eventualità della perdita.

Il fine nascosto è rifilare ai clienti gli impieghi più convenienti, non per loro, bensì per la banca (o la rete di vendita porta a porta). Piazzando ad esempio un certificato, essa può raschiare via subito il decuplo di quanto il Tesoro rigira all'intermediario sui Btp Italia (0,3 per cento). Con un fondo comune può arraffare in un modo o nell'altro un 2-3 per cento l'anno, ossia facilmente cinquanta volte tanto.

Ricade però tutto sul risparmiatore il rischio di perdite con investimenti azionari diretti o peggio tramite fondi comuni, vere e proprie scatole nere, o certificati con strutture incomprensibili. Viene in mente la famosa battuta "Armiamoci e partite", da trasformare in: "Voi rischiate e noi guadagniamo".

Inoltre è falso che secondo la matematica-finanziaria o la teoria economica gli investimenti più rischiosi rendono mediamente di più. È dimostrabile tutt'al più una tesi ben diversa: un investitore razionale accetterà rischi solo a fronte dell'aspettativa, comunque soggettiva, di rendimenti attesi abbastanza alti. Ma pure quanti dilapidano i risparmi alle slot-machine o col gratta-e-vinci lo fanno con l'aspettativa di vincere.

Conclusione: è più prudente rassegnarsi, almeno per un po', a rendimenti molto bassi.


Fonte: Beppe Scienza

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